Le distese di viti disegnate tra le colline, il profumo dell’uva e l’odore forte del mosto che macera, e poi immagini, sapori, sensazioni. Per chi legge sono parole nero su bianco, o immagini astratte che si disegnano nella mente. Lo stesso accade talvolta anche in aula, dove gli studenti si confrontano con concetti che possono sembrare astratti o lontani dalla loro esperienza concreta.
Non è così per gli studenti del corso Sala Bar della scuola Oliver Twist di Cometa, che, dallo scorso anno scolastico, hanno la possibilità di conoscere in prima persona tutto ciò che sta dietro alla produzione del vino che finisce sulla tavola, dalla potatura alla vendemmia, fino alla parte di laboratorio.
Un’esperienza concreta, che rispecchia il metodo educativo di Cometa: imparare facendo, trasformare concetti e parole in ricordi significativi, competenze e saperi da portare con sé nel proprio percorso professionale. Un progetto che affonda le radici nel tempo, e che continua a crescere con passione e dedizione.
“Siamo partiti dall’introduzione di un corso di Enologia e dall’esigenza di non limitarsi alle semplici spiegazioni in aula – racconta il professore Luca Scarano – Abbiamo conosciuto una persona che ci ha permesso di lavorare in esclusiva con lui a un nuovo progetto, per far toccare con mano ai ragazzi il mondo del vino, lavorando su un ettare di terreno a noi dedicato”.
La persona in questione è Sergio Foglino, titolare dell’azienda agricola Foglino 7 Winery di Castel Boglione, in provincia di Asti, che dopo essere venuto in contatto con Cometa e aver visitato la realtà, ha proposto una nuova collaborazione. “In quel periodo stavo estirpando un vigneto – racconta Sergio – Ho pensato che sarebbe stato bello far conoscere ai ragazzi cosa significa lavorarci, cosa c’è dietro alla produzione del vino e non solo fare avere loro delle bottiglie”.
Da lì è nata l’idea di far seguire ai ragazzi l’espianto e la posa di nuovi filari ma, nel frattempo, anche tutto il processo di raccolta. Periodicamente, dunque, gli studenti raggiungono il Monferrato per sporcarsi le mani, affiancando la parte didattica a quella pratica. Tre i momenti chiave che tutti gli studenti hanno modo di affrontare: la raccolta a settembre, la potatura invernale a febbraio, che assume un significato importante perché è un togliere il superfluo per far rinascere e prepara le viti al lavoro della classe successiva a settembre del nuovo anno scolastico, e l’imbottigliamento di aprile-maggio di un vino bianco, un vino rosso e di un bianco dolce.
Ma non mancano altri momenti e visite in cantina, per apprendere i processi di spumantizzazione e distillazione, quest’ultima importante per apprendere cosa succede alle parti di scarto. “Vedere con i propri occhi ha un peso diverso – racconta Scarano – I corsi di enologia pensati come per gli adulti, con i ragazzi non hanno la stessa valenza. Portarli sul posto significa far vedere e far fare a loro. Apprendono molto di più”.
Anche Giovanni Figini, preside della scuola Oliver Twist, sottolinea il valore di questa esperienza formativa: “Questo progetto ha un grande potenziale, perché permette ai ragazzi coinvolti di apprendere dall’esperienza, dal fare con le proprie mani. Non c’è niente di meglio che far produrre il vino a loro stessi per avvicinarli all’enologia, una disciplina complessa da imparare, ma allo stesso tempo molto gratificante”.
“Ci ha colpito vedere con i nostri occhi cosa c’è dietro alla produzione del vino – raccontano alcuni studenti del corso di Sala Bar e Ristorazione – Ci siamo dati molto da fare, raccogliendo circa 250kg di uva. Abbiamo imparato che dall’uva scura non nasce necessariamente un vino rosso, ma sono le bucce a dare il colore. Inoltre, abbiamo provato a mettere la testa nei tini in cui macera il mosto e a sentire il forte odore. Se ce lo avessero solo spiegato, non l’avremmo capito. Anche conoscere Foglino e la sua storia ci ha colpiti e appassionati”.
E il segreto sta proprio qui. Non parole né solo nozioni, ma incontri con persone, che custodiscono i saperi e riescono attraverso la loro esperienza a stimolare la curiosità dei ragazzi, anche per un mestiere per cui, a oggi, sembra esserci meno interesse. E chissà che dall’esperienza non sbocci una passione in grado di diventare una professione, anche grazie agli strumenti acquisiti con il percorso.
“Ci rende felici rimettere i giovani in vigna e far conoscere loro il lavoro – conclude Foglino – Sporcandosi le mani riescono a capire gli step, la stagionalità di ogni fase. Fare il vino è un’arte e ognuno ha i suoi segreti da insegnare”.
Grazie al lavoro congiunto della scuola e dell’azienda Figlino Winery, sono nate le prime etichette di vino di Cometa, oggi disponibili in tre differenti bottiglie: Il Rosso, Il Bianco e Il Dolce. Il primo è un Pinot Noir di color rosso rubino, adatto a piatti di pesce, carni rosse e formaggi. Il secondo un Sauvignon Blanc o Chardonnay, di color giallo paglierino e abbinabile a pesce, crostacei e verdure. L’ultimo è un Moscato parzialmente fermentato, da accompagnare principalmente a dessert e frutta fresca.
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