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Un anno di DREAM: come costruire una vera integrazione?

3 minuti di lettura

Negli scorsi giorni, Il Manto di Cometa ha ospitato un seminario pubblico all’interno del progetto DREAM, realizzato in partnership con Fondazione ISMU grazie al sostegno di Enel Cuore – Ente Filantropico del Gruppo Enel, Fondazione Ico Falck, Crédit Agricole Italia e grazie anche ai fondi provenienti dall’8xmille destinati alla Chiesa Cattolica. L’incontro, che ha visto la partecipazione di famiglie, operatori e istituzioni del territorio, è nato attorno a una domanda semplice e radicale: come costruire oggi una vera integrazione, a partire dalla vita quotidiana di bambini, famiglie ed educatori? 

Ad aprire i lavori è stata Maria Grazia Figini di Cometa, che ha condiviso una frase ascoltata da un vescovo ghanese: «Vado in Inghilterra perché in Italia siete bravi con l’inclusione, ma non con l’integrazione». Da questo spunto è nato il progetto: da un bisogno molto concreto, espresso dagli educatori di fronte ai continui cambiamenti sociali – trovare modalità realmente “effettive ed efficienti” per accompagnare bambini e famiglie. L’integrazione, ha sottolineato Figini, non è un modello predefinito né un risultato scontato, ma un percorso da costruire insieme, giorno dopo giorno, a partire dal pensiero e dalle scelte quotidiane. 

Il Questore di Como, Marco Calì, ha evidenziato la responsabilità condivisa del territorio: «Tutto nasce dal fare rete». Le realtà che operano con minori e famiglie sono molte, ma solo unite possono diventare un argine, capace di creare le condizioni perché tutti possano crescere, contaminandosi in senso positivo. In questo contesto, ha ricordato, «l’unica vera sicurezza è la cultura»: è proprio lì che si gioca la possibilità di una integrazione sana. 

Partendo dall’esperienza de Il Manto sono intervenute le educatrici Rita Canali ed Elisa Bagarotti, raccontando come la cooperativa sia nata per offrire un luogo dove stringere legami e accompagnare la crescita dei bambini, sempre in dialogo con le famiglie. Al centro, in particolare, ci sono i bambini di seconda generazione, figli di genitori con background migratori differenti: «Il bisogno nasce da loro e dalle loro domande – hanno raccontato – e noi cerchiamo di coinvolgere tutti gli adulti che fanno parte della loro vita». Fondamentale è quindi il dialogo costante con le scuole, non per sostituirne il ruolo, ma per rafforzarlo, creando un ponte con le famiglie e intercettando precocemente le fragilità. 

Mariagrazia Santagati, ricercatrice e docente di Sociologia dell’educazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e ricercatrice di Fondazione ISMU, ha presentato i risultati della prima fase della ricerca: un’indagine qualitativa che ha raccolto i punti di vista di bambini, operatori e genitori, e offerto una “fotografia” del territorio attraverso interviste a testimoni privilegiati. Dall’analisi è emerso come, ancora troppo spesso, la famiglia migrante venga trattata come un’emergenza, piuttosto che come parte stabile e integrante del tessuto sociale. Partendo da questa fotografia della realtà multiculturale, l’idea è stata quella di avviare degli “orizzonti interculturali”, quindi avviare e costruire insieme una prospettiva futura di integrazione basata su tre assi: pari opportunità, che nascono dalla crescita scolastica; l’accettazione e il riconoscimento della diversità e un’idea di intercultura, uno scambio reale tra adulti e bambini che collaborano, co-costruiscono assieme ad altri una contaminazione reciproca. 

In seguito, Chiara Ferrari, collaboratrice di Fondazione Ismu e Gloria Robberto, educatrice de Il Manto, hanno raccontato come queste azioni siano state avviate nel progetto attraverso dei workshop, coinvolgendo genitori, bambini, educatori e rappresentanti del territorio per dare la possibilità a chiunque di esprimersi e scambiarsi idee, pensieri, progettualità. 

Nella seconda parte del seminario, il confronto tra educatori, genitori e operatori ha permesso di far emergere i frutti concreti di questo percorso: luoghi in cui i bambini possono sentirsi davvero “a casa”; percorsi educativi capaci di tenere insieme studio, gioco e affettività; relazioni che aiutano le famiglie a non sentirsi sole e gruppi tecnici operativi composti da educatori, genitori e rete territoriale, come raccontato dalle educatrici de Il Manto Gloria Robberto e Gaia Stevenazzi, pensati per ragionare e rispondere ai bisogni ponendosi degli obiettivi. 

Il progetto DREAM continuerà nei prossimi mesi, intrecciando ricerca e pratica educativa con l’obiettivo di offrire al territorio strumenti concreti e, soprattutto, uno sguardo nuovo sull’integrazione. Per Il Manto, e per tutto il mondo Cometa, si tratta di un ulteriore passo di approfondimento del modo di guardare i bambini e le famiglie: accogliere, educare e camminare insieme perché ognuno possa trovare davvero il proprio posto nella società. 

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