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La storia di Achille

2 minuti di lettura

Mio papà ha sempre amato i bambini e fino a 78 anni partecipava alla vita di Cometa come volontario. Dopo la sua morte, volevo trovare un modo in cui potesse continuare a dare ancora qualcosa.
Una volta ascoltando un educatore – anch’io partecipo alla vita di Cometa – mi aveva “confessato” di avere il desiderio che i bambini potessero vedere le Alpi. Molti dei piccoli che partecipano alle attività di Una Casa per Crescere, non hanno mai visto le montagne. Spesso non sono mai usciti da Como. Io sono qui da molto tempo, abito qui, faccio il volontario, ma credo che ci sia sempre bisogno di riconquistare i propri gesti, le proprie decisioni. Non dare per scontato.
Inoltre in un momento così particolare, avevo proprio bisogno di ripartire. Quel desiderio «vorrei far loro vedere le Alpi, ma non so come… » mi aveva fatto sentire scomodo sulla mia “sedia”, dovevo fare qualcosa, volevo rispondere.
Per ricordare mio padre, allora ho pensato che un lascito poteva essere il modo per continuare quella fedeltà che lui ha sempre dimostrato a questo luogo. Fare questa donazione è stato prima di tutto per me la possibilità di riaprire il cuore, approfondire la mia vita riaffermando il valore della carità e della solidarietà. Così rendere possibile la vacanza dei bambini per ammirare la bellezza delle nostre montagne è stato un modo per far continuare la passione di mio padre per i bambini e la loro educazione.
Ho accettato la sfida, oltre la mia quotidianità, oltre le mie immagini o le ovvietà che questo gesto poteva rompere, un modo per riaccendere il mio cuore. Certamente una goccia in un mare immenso di bisogni, ma una possibilità concreta perché la vita possa essere più vita, possa essere più reale. Siamo costretti a cambiare proprio sulle cose che cerchiamo di trattenere: fare questa donazione mi ha aiutato a vedere tutti gli aspetti della mia vita in un’azione di condivisione.

― Achille

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