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Il Presepe vivente di Cometa 2025 | La festa più bella

3 minuti di lettura

Viviamo un momento storico in cui il mondo sembra nel buio più profondo. Eppure basta poco: una luce tra gli alberi, un canto che arriva da lontano, un sentiero di persone che si muove piano. Nel borgo di Cometa il Presepe Vivente 2025 nasce così: non come spettacolo, ma come cammino. Un percorso reale, fatto di passi e di sguardi, preparato da bambini e bambine, ragazzi e ragazze, insieme a educatori e volontari. 

Il presepe di quest’anno si attraversa. Intorno alle case, passando dal campetto di calcio, entrando nel giardino, spingendosi fino al bosco: ogni angolo diventa scena, ogni svolta una sorpresa. Non c’è una “quinta” che separa chi recita da chi guarda: ci sono tante persone che si mettono in movimento in un luogo che lascia spazio a una storia antica e, ogni anno, contemporanea. 

La rappresentazione comincia con un annuncio. L’angelo arriva da Maria. Poi Giuseppe, la paura e la scelta. Un sogno, una voce che invita a non fuggire, a restare, a prendersi cura: «Non temere di accogliere il bambino e Maria». È un passaggio breve, essenziale, ma intorno a quelle parole si avverte subito il cuore di ciò che accade in questo luogo: la fragilità e le difficoltà non vengono rimosse, vengono accompagnate, accolte. 

Da lì, il presepe si snoda dentro “la città”. Betlemme appare nella sua vita quotidiana: il forno, l’odore del pane, le mani impastate. Un fornaio prepara biscotti e pagnotte, mentre poco più in là i contadini lavorano la terra dell’orto di Cometa, la stessa terra che durante l’anno insegna pazienza e concretezza a chi la coltiva: mettere semi, attendere, prendersi cura di ciò che cresce. 

Poi arrivano i fuochi, la penombra, i pastori. È una scena che parla a tutti: gli angeli svegliano i pastori con un annuncio che somiglia a una notizia impossibile, imprevista. E si riparte. 

A seguire quel cammino ci sono le famiglie che vivono l’affido, i bambini, tutti quelli di Cometa, gli amici, le persone di Como e alcuni arrivati da Milano. In fila, con tenacia e pazienza: come succede quando una cosa ti interessa davvero e non vuoi perderla. Gli angeli guidano fino alla grotta. Nel percorso compaiono i soldati romani, a ricordare che ogni nascita avviene dentro un tempo concreto, spesso difficile. E tuttavia, proprio dentro quel tempo, qualcosa si apre. 

La grotta non è la “fine”: è il punto in cui si capisce la strada che apre a un nuovo orizzonte. Giuseppe, Maria, un bambino. Il silenzio che si crea nasce da sé, come succede davanti a ciò che ti supera e ti riguarda. In quel punto si comprende che la forza di questo presepe è l’intensità di un’esperienza condivisa. 

Perché dietro ogni abito, ogni scena, c’è un lavoro paziente, fatto ogni giorno: i laboratori di sartoria e cucito, le scenografie, la preparazione degli ambienti. I protagonisti sono 160 bambini e ragazzi di 22 etnie diversedai 6 ai 15 anni, che durante l’anno partecipano al percorso educativo “Una Casa per Crescere”. In mezzo a loro ci sono anche studenti della scuola Oliver Twist e alcuni ragazzi appena arrivati in Italia, tra loro parlano arabo, inseriti in percorsi di aiuto al lavoro. Un intreccio di storie che non ha bisogno di essere “spiegato”, basta guardare e si vede. 

È forse questa la cosa più sorprendente: che persone di religioni diverse, con culture e provenienze lontane, vivano lo stesso gesto senza ridurlo. Davanti a quel bambino pieno di mistero si sta come si sta davanti a qualcosa di vero, senza difese o pregiudizi. Lasciandosi stupire. 

È un cammino pieno di bellezza che nasce, paradossalmente, dalla scena più fragile che si possa immaginare: un bambino in una mangiatoia. Il bene è qualcosa che può accadere qui, adesso, per tutti. Un fatto: l’inizio di un cambiamento che non fa rumore, eppure rimette tutti in movimento. 

E quando il cammino si chiude, resta lo stupore, ciò che si è visto appartiene alla vita, ogni volta che qualcuno decide di accogliere, di prendersi cura, di non temere. “Sembra pochissimo, come un bambino in una mangiatoia…invece è l’inizio di tutto”. Questo per noi è il Natale. 

 

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