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TRE GIORNI A NAPOLI: UN VIAGGIO EDUCATIVO E FORMATIVO TRA STORIA, TRADIZIONI E VITA QUOTIDIANA

4 minuti di lettura

Tre giorni a Napoli vissuti come un percorso di scoperta, confronto e crescita.
Un’esperienza di convivenza e di incontro con una realtà culturale ricca e profondamente identitaria, resa viva dal dialogo con professionisti e da diverse testimonianze. Protagonisti del viaggio sono stati gli studenti del secondo anno della scuola Oliver Twist di Cometa, appartenenti alle tre classi del corso professionale e del liceo del lavoro.

L’iniziativa, nata lo scorso anno, ha preso spunto anche dall’interesse suscitato dalla serie televisiva Mare fuori, che in alcuni casi ha acceso nei ragazzi la curiosità verso Napoli e verso il mondo del carcere, spesso raccontato in modo idealizzato. Da qui la proposta di portarli direttamente sul posto, offrendo loro l’opportunità di conoscere la città e di visitare l’Istituto penale per minorenni di Nisida, incontrando le persone che vi lavorano quotidianamente.

«Volevamo far visitare ai ragazzi delle seconde, che spesso ci mettono molto in discussione, un luogo bello e affacciato sul mare, ma anche ricco di significato dal punto di vista educativo e formativo.spiega la professoressa Antonella Sapienza, da cui è partita la proposta – Allo stesso tempo, il viaggio offriva l’occasione di conoscere Napoli, una città dalle straordinarie bellezze artistiche e storiche, segnata da forti contrasti ma animata da una comunità profondamente legata alle proprie tradizioni e alla propria identità».

È proprio con questo spirito che, il primo giorno, gli studenti hanno iniziato la visita del centro storico, partendo dal Duomo e dalla Cappella del Tesoro di San Gennaro. Questi luoghi hanno aperto riflessioni su temi importanti come la fede e il legame profondo tra spiritualità e vita quotidiana. Il percorso è poi proseguito con la visita al Pio Monte della Misericordia, dove gli studenti hanno potuto ammirare il celebre capolavoro di Caravaggio Le sette opere di Misericordia. È stato un vero incontro con la bellezza, tema centrale nel progetto educativo di Cometa.

Il viaggio è stato preceduto da diversi incontri di approfondimento, durante i quali gli studenti hanno lavorato su opere, luoghi e contesti che avrebbero poi avuto modo di vedere dal vivo. «Ci siamo accorti che, a volte, i ragazzi hanno bisogno di essere accompagnati per poter davvero apprezzare ciò che è bello. – racconta l’insegnante Maria Chiara Gomaraschi – Per questo abbiamo organizzato una lezione interclasse, con l’obiettivo di realizzare un “moodboard” dal titolo “L’oro di Napoli”, che si è rivelata molto efficace anche per rafforzare il lavoro tra classi diverse». Passeggiando per la città, gli studenti hanno potuto osservare e vivere la vita della città, rimanendo colpiti dalla musicalità del dialetto, dall’energia delle strade, dalla vivacità delle relazioni e dall’accoglienza delle persone, ciascuno secondo la propria sensibilità ed esperienza personale.

Il secondo giorno invece è stato dedicato in modo particolare ai laboratori tematici, pensati in base ai diversi indirizzi scolastici. Gli studenti di sala bar hanno partecipato a un laboratorio di pizza presso la “Scuola di pizzaiolo”, scoprendo un sapere che va ben oltre la semplice cucina: un’arte legata alla storia e al territorio. Ognuno dei 40 partecipanti ha potuto preparare e gustare passo per passo la propria pizza, sperimentando direttamente il valore del lavoro manuale. «È stata un’esperienza molto coinvolgente. – racconta il docente Alessandro Vaghi I ragazzi hanno dovuto osservare, correggersi, capire come gestire l’impasto. Anche la degustazione delle diverse mozzarelle è stata fondamentale per comprendere la diversa qualità delle materie prime utilizzate e il legame profondo tra prodotto e territorio. Poi ognuno ha potuto assaggiare la propria pizza: erano estasiati, perché hanno realizzato tutto con le loro mani, preparando qualcosa per loro stessi».

Gli studenti del tessile, invece, hanno svolto il loro laboratorio nella sartoria sociale “fatto@scampia, una realtà in cui lavorano giovani donne che, attraverso il lavoro, stanno costruendo un percorso di riscatto e autonomia. Durante la mattinata, i ragazzi hanno realizzato borsette portalibri in jeans, imparando nuove tecniche e strumenti: dalla realizzazione di un cartamodello al funzionamento di una grossa macchina ricamatrice, passando per una macchina da cucire a pedale, che alcuni hanno anche potuto provare. Ma soprattutto sono entrate in relazione con le persone della sartoria. «È stato il cuore della gita. – afferma la tutor Anna SironiI nostri studenti hanno potuto toccare con mano come, anche in contesti complessi, il lavoro può diventare una strada concreta per immaginare un futuro diverso».

Per quanto riguarda il legno, invece, è stato proposto un laboratorio di falegnameria con il professionista Biagio Roscigno, che dopo aver mostrato la propria officina, ha illustrato l’arte del presepe napoletano, dalla realizzazione del sughero al disegno dell’opera, fino alla sua realizzazione. «I ragazzi erano molto interessati. – racconta la tutor Ede Marino – Hanno fatto domande sul mestiere, sui tempi di realizzazione di un presepe e si sono chiesti se sia possibile vivere facendo solamente questo. Sono stati colpiti dalla forte cultura del presepe di Napoli e hanno compreso quanto studio, ricerca e conoscenza storica siano fondamentali per dare valore al lavoro artigianale».

Il terzo giorno è stato dedicato alla visita all’istituto penale per minorenni di Nisida, un luogo particolare, situato in un contesto naturale di grande bellezza. Anche qui, dunque, è tornato il tema del bello che educa, che gli studenti hanno saputo riconoscere e fare proprio. Rispetto all’anno passato, non è stato possibile incontrare direttamente i detenuti, ma le parole del vicedirettore e delle due educatrici hanno comunque fatto breccia nelle teste e nei cuori dei ragazzi di Cometa. “Sono rimasti colpiti dalle regole di vita, molto semplici, ma stringenti, che prima, chi sta in carcere, non aveva.” – racconta la prof Gomaraschi.

L’uscita didattica si è rivelata un’esperienza profonda e trasformativa, capace di generare molte domande di senso, riflessioni e nuovi sguardi. «Abbiamo visto luoghi e monumenti, conosciuto persone, assaggiato cibi e condiviso tempo insieme. – raccontano gli studenti – In questi tre giorni abbiamo incontrato una città viva, con una cultura che si trasmette con passione. Abbiamo capito quanto la passione proprio per il lavoro sia fondamentale e quanto sia importante vivere esperienze che aiutano a crescere anche come gruppo».

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